renato brunetta: Amo i tappeti di valore (col buco)
Divaghiamo un po’. Parliamo di tappeti. Di tappeti persiani antichi. Bellissimi. Affascinanti. E costosissimi, se perfetti. Se te ne innamori, la voglia di possederli quasi ti consuma. Non me li posso permettere, non me li potrò mai permettere. Ho però scoperto che se uno splendido tappeto antico ha qualche difetto, un’abrasione o addirittura dei buchi, allora vale molto meno, quasi niente. Ripararlo non serve: l’operazione è costosa e non riporta comunque il tappeto danneggiato al suo stato originario (e al suo valore teorico). Ci troviamo così di fronte a uno straordinario paradosso: sono sufficienti un buchetto o un’imperfezione per annullare del tutto (o quasi) il valore di un oggetto in sé magnifico e potenzialmente costoso. E’ mai possibile?
Si, è possibile. Che fare? Semplice: cambiare gioco. Approfittare del valore di scambio (il prezzo) vicino allo zero e godersi senza tanti condizionamenti ideologici il valore d’uso. E quindi mettersi in casa questi tappeti, incantevoli anche perché vissuti. Magari raccontando agli amici che si tratta di eredità di famiglia e che arrivano da lontano, da molto lontano. La casa sarà così piena di oggetti di arredamento meravigliosi, salvati dalla distruzione e senza alcun aggravio per le proprie finanze, con buchi e abrasioni “naturali”. Proprio quello che ho fatto io, con grande soddisfazione e non senza una punta di autocompiacimento. Che i puristi, i collezionisti (quelli seri) mi perdonino. Viva insomma il valore d’uso, se mi fa star bene. Con buona pace del valore di scambio, se freddo e senza umanità. Mamma mia, che cosa seria. Ma non doveva essere una divagazione?
fonte: Renato Brunetta

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