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Milano crocevia dei tappeti antichi:
un museo dal 2011

30 Marzo 2009 | Pubblicato in Senza categoria

Animali fantastici lottano su uno sfondo arabescato fra palme e motivi a spirale. I colori caldi della trama e dell’ordito in seta impreziosiscono il grande tappeto persiano «Isfahan», metà del XVI secolo, esposto alla Permanente dal Matam, il Museo di Arte Tessile Antica di Milano, che aprirà in piazzetta Formentini nel 2011. Uno spazio di 2.800 metri quadrati, nel cuore di Milano, a pochi passi dalla Pinacoteca e dall’Accademia di Belle Arti di Brera, accoglierà un migliaio di tappeti e tessuti antichi, in particolare di collezioni milanesi e genovesi. L’Italia è da sempre una porta aperta sull’Oriente, anche se il pensiero corre in primo luogo a Venezia. Perché un Museo del tessuto antico a Milano? «Milano ha una lunga tradizione di commercio e collezionismo dei tappeti antichi— spiega Moshe Tabibnia che, con un gruppo di mecenati privati, è l’anima del museo che sta per nascere.

In città ci sono raccolte private uniche, con esemplari rarissimi. Senza dimenticare il Poldi Pezzoli, che vanta il famoso Tappeto di Caccia e quello delle Tigri, eseguito nel Cinquecento nella Persia centrale. Anche oggi Milano mantiene un ruolo di primo piano nel collezionismo e nel mercato internazionale delle arti tessili antiche, è il centro dove si concentra il maggior numero di gallerie dedicate a questa tradizione». Una delle ambizioni del Matam è il «censimento» degli oggetti tessili su tutto il territorio italiano per catalogarli in un database on line. «L’idea— dice Tabibnia— è di creare un museo che sia un luogo di ricerca. La collezione sarà lo strumento per studiare una materia delicata come questa. Ci saranno laboratori scientifici per analizzare le tecniche e dare date certe d’esecuzione».

In attesa del 2011, Moshe Tabibna— che in questi giorni ha prestato al British Museum un prezioso tappeto per la mostra che celebra i tesori imperiali dell’epoca di Shah’Abbas, l’illuminato Scià di Persia vissuto tra il 1588 e il 1629 —anticipa: «Accanto alle collezioni classiche ci saranno mostre a tema e una sezione sul XIX secolo, l’epoca meno nota. In genere l’Ottocento non viene mai preso in considerazione per ragioni di spazio, nemmeno dall’altro museo tessile, il Textile Museum di Washington. Si preferisce esporre i manufatti dell’epoca più classica dell’arte tessile. Invece il XIX secolo è interessante, è il momento in cui avviene la contaminazione forzata con l’Occidente: americani ed europei vanno nei laboratori in Iran e “impongono” esigenze di mercato e di stile, modificano dimensioni e riprendono disegni di epoche passate».

fonte: Rachele Ferrario “corriere.it”

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