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Jajim Shahsavand

27 Ottobre 2010 | Pubblicato in kilim & jajim, la storia

Sono tessuti molto compatti realizzati con la tecnica dell’ordito a vista e formati da strette strisce di 6-18 cm di larghezza, tagliate e successivamente cucite insieme lungo i margini delle cimose; le dimensioni delle strisce sono inevitabilmente condizionate dalla tecnica dell’ordito a vista, che non consente di realizzare manufatti di larghezza maggiore perchÈ pone il problema di mantenere costante la tensione della struttura.
I jijim vengono prodotti soprattutto dagli Shahsavan (seguaci del rè) e dei Qashqai persiani e in misura minore anche da tutti gli altri gruppi tribali. Gli Uzbechi e i Turcomanni li chiamano ghudjeri.
In Anatolia si adoperano anche strisce in tessuto semplice che non comportano il problema della larghezza (di solito 30 cm) e che vengono in un secondo tempo unite in gruppi di cinque strisce al massimo per formare teli di copertura. I tessuti sono in genere molto variopinti e presentano motivi ornamentali e inserti in broccato. Grazie alla particolare struttura, i jajim sono molto versatili e possono essere utilizzati come coperte, trapunte, gualdrappe o stuoie. A volte vengono trasformarti in rukorsi o in sacche di vario genere e forma, e in alcuni casi si usano addirittura come semplici strofinacci da cucina. Unendo insieme più jajim, i Bakhtiari confezionano insoliti cappotti lunghi, indossati unicamente dagli uomini della tribù. Da qualche tempo si è diffusa in Iran l’usanza di disfare i tessuti di fattura più antica per ricavarne preziosi filati in lana tinta con colori naturali da utilizzare nella confezione o nella riparazione dei tappeti più recenti.

fonte:KILIM di “arnoldo mondadori editore”

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